Scoperto oceano sulla luna di Saturno Encelado, potrebbe ospitare la vita

C’è un grande oceano di acqua liquida sotto la superficie di Encelado, la piccola luna ghiacciata di Saturno. Le nuove misurazioni gravitazionali e topografiche della sonda Cassini confermano l’ipotesi emersa nel 2005 grazie all’osservazione di caratteristici geyser in corrispondenza del polo sud del satellite. Nel 2009, l’analisi della loro composizione mise in luce la presenza di sali, indicativi di un contatto di acqua liquida con un nucleo roccioso.

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Encelado, la piccola luna ghiacciata di Saturno, nasconde un gigantesco serbatoio di acqua sotterranea, che potrebbe persino ospitare forme di vita: lo annuncia un articolo pubblicato su “Science” da un’ampia collaborazione internazionale guidata da Luciano Iess della Sapienza Università di Roma, e che comprende l’Università di Bologna. Il risultato è frutto delle analisi delle rilevazioni gravitazionali e topografiche condotte dalla missione spaziale Cassini, sviluppata dalla NASA in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (ESA) e l’Agenzia spaziale italiana (ASI), lanciata nel 1997 per studiare il pianeta Saturno, il suo sistema di anelli e i suoi satelliti.

Hanno trovato così conferma i risultati ottenuti alcuni anni fa. Nel 2005, proprio grazie a un sorvolo di Cassini, si scoprì che alcune profonde fratturazioni della superficie del polo sud del satellite, dette “strisce di tigre”, prodotte dalle sollecitazioni gravitazionali di Saturno, emettono geyser di acqua. Il fenomeno era del tutto inatteso, poiché la superficie di Encelado ha una temperatura media di -180 gradi Celsius.

Un ulteriore studio condotto nel 2009 e pubblicato su “Nature” dimostrò la presenza di cloruro di sodio nell’acqua dei geyser. Questo risultato era in accordo con la teoria di formazione dei satelliti naturali, i quali prevedono la possibile presenza di acqua liquida che, a contatto con il nucleo roccioso, nell’arco di milioni di anni, potrebbe arricchirsi di sali. Si trattava quindi di una prima prova, seppur indiretta, dell’esistenza di un oceano sotto la superficie di Encelado.
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Una suggestiva immagine dell’emisfero sud di Encelado: sono visibili le caratteristiche fratturazioni battezzate “strisce di tigre” (Cortesia NASA/JPL/SPace Science Institute)

Gli ultimi dati di Cassini indicano la presenza di un oceano a 30-40 chilometri di profondità, che si estenderebbe dal polo sud fino a circa 50 gradi di latitudine sud. La massa d’acqua sarebbe rilevante, pari circa a quella del Lago Superiore in Nord America, il secondo lago più grande della Terra.

“Le misurazioni molto precise effettuate dalla sonda Cassini, e rese disponibili dalla rete di telescopi Deep Space Network della NASA, hanno evidenziato un’anomalia gravitazionale negativa in corrispondenza del polo sud del satellite, che non può essere spiegata con la depressione della superficie rilevata dalla telecamera di bordo”, ha spiegato Luciano Iess. “Da qui la conclusione che deve esistere un materiale più denso in profondità che compensa la massa mancante: acqua allo stato liquido, che è più densa del ghiaccio di circa il 7 per cento”.

Confrontando tra le misure di gravità e quelle topografiche, i ricercatori sono riusciti a stimare le dimensioni di questo grande serbatoio d’acqua, che, secondo le rilevazioni, è in contatto con un fondo roccioso. Questo dato è estremamente rilevante, perché il contatto tra l’acqua e i silicati presenti nelle rocce rende l’ambiente favorevole alle reazioni chimiche che, in presenza di una fonte di energia, possono creare condizioni prebiotiche, che preludono cioè allo sviluppo di forme di vita.

Gli strumenti della sonda Cassini, d’altra parte, avevano già rilevato la presenza di composti organici sia nei grani di polvere emessi insieme con i geyser sia nelle “strisce di tigre”.