Gli astronomi individuano quella che potrebbe essere la prima esoluna della storia

Negli ultimi anni, l’attenzione di una parte degli astronomi si è concentrata sulla ricerca di pianeti extrasolari, i cosiddetti “esopianeti”. Ora, l’ultima frontiera dell’osservazione spaziale si spinge oltre, cercando di individuare le “esolune”, cioè i possibili satelliti naturali in orbita attorno ai pianeti di altri sistemi stellari. Uno studio rivela che potrebbe essere stata individuata la prima esoluna della storia.

prima-esoluna

Titano, Europa, Io e Phobos sono solo alcune delle lune del nostro sistema solare. I ricercatori si sono chiesti se ci sono altre lune là fuori, in orbita attorno a pianeti oltre il nostro Sole.

Molti pianeti extrasolari probabilmente hanno lune orbitanti. Alcune di esse potrebbero essere abbastanza grandi, avere un’atmosfera, e ospitare vita extraterrestre.

Tuttavia, anche se il numero di pianeti osservati in altri sistemi stellari supera le mille unità, la scoperta di eventuali satelliti naturali è stata elusiva, almeno fino ad oggi, forse.

Per la prima volta, infatti, gli astronomi potrebbero aver individuato una luna che orbita attorno ad un pianeta extrasolare, anche se non sono ancora di sicuri di cosa abbiano osservato. La scoperta è stata fatta casualmente da un gruppo di ricercatori della Nasa, mentre osservavano alcuni oggetti nella nostra galassia.

Il team ha rilevato una coppia di oggetti lontani che potrebbero essere un pianeta gigante gassoso simile a Giove e una sua esoluna rocciosa nei suoi paraggi, circa 18 volte più massiccia della Terra. Anche se al momento non è possibile confermare con certezza la natura del corpo roccioso, gli astronomi dicono che si tratta di uno stuzzicante primo passo verso l’individuazione delle esolune.

Come spiegato nel resoconto riportato sul sito della Nasa, l’osservazione è stata eseguita utilizzando i telescopi della Nuova Zelanda e della Tasmania. La tecnica, chiamata “microlente gravitazionale”, mira ad osservare cosa accade dal nostro punto di vista quando un grande oggetto passa davanti ad una stella.

L’effetto della lente gravitazionale avviene quando i campi gravitazionali di un pianeta e della sua stella cooperano per focalizzare la luce di una stella lontana. Affinché riesca l’effetto, occorre che l’osservatore, la stella, il pianeta e la stella lontana si trovino per caso esattamente sulla stessa linea di vista.

Poiché un allineamento così perfetto capita molto di rado (e l’effetto è molto piccolo, da cui il nome micro) occorre tenere sotto sorveglianza un grande numero di stelle. Questo metodo funziona al meglio per le stelle che si trovano tra noi e il nucleo galattico, perché esso mette a disposizione un gran numero di stelle sullo sfondo.

Dopo aver analizzato dettagliatamente i dati, gli astronomi hanno la coppia di oggetti potrebbe essere sia una stella piuttosto piccola con un pianeta delle dimensioni di Nettuno, sia un pianata abbastanza grande con un luna in orbita. Se quest’ultima possibilità fosse confermata, sarebbe il primo rilevamento della storia di una esoluna. Il problema è che non c’è modo di ripetere l’osservazione e rispondere con certezza alla domanda.

Dopo spulciando tra osservazioni dettagliate di questo evento, gli astronomi hanno proposto che l’oggetto intervento potrebbe essere sia una stella piuttosto piccolo con un pianeta delle dimensioni di Nettuno orbita, o un pianeta abbastanza grande con una luna in orbita.

“Non avremo un’altra possibilità di osservare di nuovo la potenziale esoluna”, ha detto David Bennett della University of Notre Dame, autore dello studio comparso sull’Astrophysical Journal, “Ma possiamo aspettarci oggetti imprevisti come questo”.

I ricercatori potrebbero riuscire a risolvere il mistero se conoscessero l’esatta distanza del sistema osservato, battezzato MOA-2011-BLG-262, dalla Terra. Se fosse relativamente vicino, MOA-2011-BLG-262 potrebbe essere un “pianeta canaglia” senza stella e con un satellite nella sua orbita; se il sistema fosse più lontano, allora l’oggetto centrale dovrebbe essere massiccio come una stella per produrre gli stessi effetti.

Purtroppo, la vera identità di MOA-2011-BLG-262 rimarrà probabilmente un mistero per sempre, dato che i fenomeni di microlente gravitazionale sono incontri casuali, ai quali non può seguire una seconda osservazione. “È un vero peccato perchè probabilmente non sapremo mai quale sia la risposta”, ha detto David Kipping, astronomo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachusetts, non coinvolto nella ricerca.

fonte

Leave a Reply

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz